|
| Storia dell'Olio
d'Oliva |
 |
Tra il verde
delle dolci colline umbre
spicca l'argento degli ulivi:
una coltivazione, questa, che
per diversi aspetti si può dire
rappresenti bene questa
regione. Infatti, l'ulivo
simbolo biblico e universale di
pace, richiama i grandi valori
religiosi, cosi importanti in
una terra che non soltanto per
la suo conformazione orografica
è stata chiamata "la Terra
Santa d'Italia"; basti
ricordare i grandi santi umbri
( come Benedetto da Norcia,
Francesco d'Assisi e le Sante
Chiara e Rita da Cascia), i
grandi santuari e gli altri
magnifici edifici religiosi che
costellano la regione. Ma
l'ulivo, pianta altamente
longeva e di lenta crescita,
può ben rappresentare la
capacità propria di questa
regione di custodire
amorevolmente tradizioni
secolari, tramandate di
generazione in generazione. E
infine, il saporito olio umbro
rappresenta bene la gastronomia
regionale, fatta di cose
semplici e schiette, di cibi
genuini e sapidi. |
|
GLI
ETRUSCHI |
| In
Umbria la coltivazione dell'ulivo è tra le più
antiche d'Italia, dato che la prima popolazione
a curare questa pianta fruttifera fu quella
Etrusca. Una delle più potenti Città
dell'Etruria, l'antica Volsinio, oggi Orvieto,
ricavava la sua ricchezza e prosperità proprio
dalla produzione agricola, compreso il
commercio dell'olio. |
|
I
ROMANI |
|
Già nel primo
secolo a.C. l'olio era tra le più rilevanti
produzioni agricole dell'Umbria. Attivissimo
"porto dell'olio" era Otricoli, posta in
un'antica e ampia ansa del fiume Tevere, poi
interratasi per il deviare del corso di quel
fiume. Da lì l'olio raggiungeva la Capitale,
ove l'olio umbro veniva considerato tra i più
pregiati: i buongustai lo preferivano a quello
di produzione iberica e dalmata.
Con il crescere
della civiltà romana veniva incentivata la
coltivazione: molti patrizi scelsero infatti
questa regione per le loro ville di campagna;
innumerevoli reperti, come i dolii (tipici
contenitori romani) e orli di grossi ziri
furono ritrovati in prossimità delle ville
romane, nella zona tra il Tevere e la Nera, a
testimonianza di un consumo molto diffuso. I
molti reperti si possono ammirare anche in
molti dei numerosi musei delle città umbre, ad
esempio quello custodito nella sala del
Consiglio Comunale di Città di Castello: un
frammento d'olio marcato da un bollo
rettangolare che ne conferma l'antica
storia.
A Narni, sotto
l'abbazia di Santo Stefano, è stato ritrovato
un vaso con una scritta incorniciata entro rami
d'ulivo. Presso Trevi, in località Borgo, è
venuto alla luce un intero frantoio, costruito
in pietra arenaria, dotato di un enorme dolio
interrato, appunto per l'ottima conservazione
dell'olio, allora privilegio pressoché
esclusivo dei ceti abbienti.
Ad Orvieto,
visitando le cavità che si aprono sotto la rupe
di tufo vulcanico (sono più di un migliaio),
alla n° 536, nei pressi della chiesa di San
Francesco, lungo una delle balze terrazzate che
portano al margine meridionale della rupe, si
nasconde ancora in profondità un frantoio;
chiamato "mulino di Santa Chiara", ha spremuto,
le olive dal tempo degli Etruschi fino al
secolo XVII d.C. Forse non era l'unico della
zona ma il solo ad essere stato scoperto e reso
accessibile ai visitatori. Le enormi macine in
basalto, i ripostigli usati per le olive, le
vasche, le stalle per gli animali, che
probabilmente dovevano fornire l'energia
motrice alle mole, testimoniano di un
insediamento produttivo a carattere semi
industriale.
|
|
IL
MEDIOEVO |
|
Le invasioni
barbariche pongono fine agli scambi commerciali
e sono con ogni probabilità responsabili del
lento abbandono della coltivazione della pianta
dell'ulivo e del suo inselvatichimento. In
epoca medievale, con l'estendersi del latifondo
e della grande proprietà ecclesiastica,
compaiono i primi obblighi per i coloni e gli
affittuari di impiantare ogni anno un certo
numero di ulivi e di innestarne altrettanti. In
questo modo riprese il commercio.
|
|
IL
RINASCIMENTO |
|
Nel '500 si
susseguono i trattati nei quali l'olio d'oliva
umbro viene lodato: il bolognese Leandro
Alberti pubblica nel 1577 una Descrizione di
tutta l'Italia e isole. Ecco i passi
riguardanti l'Umbria.
Perugia
: "ella è posta
sopra il colle dell'Appennino, avendone la
maggior parte del suo territorio ameni,
dilettevoli, fruttiferi colli, dai quali si
traeno buoni vini, olio, fiche, pomi et altri
saporiti".
Spoleto
: " Veggonsi da
ogni lato della via Flaminia per questa bella
pianura fruttiferi capi, ornati di diversi
ordini di alberi dalle viti accompagnati, con
molti ruscelletti di chiare acque. Et non meno
scorgesi gran moltitudine di mandorli, et
olivi, ove nel tempo del verno gran numero de"
tordi si pigliano, chescendono dai monti a
cercare l'olive per loro cibo. ...Ella si può
annoverare tra i belli, et fruttiferi luoghi
d'Italia".
Ancora su Spoleto:
"quivi ritrovansi copiosamente gran vino, olio,
mandorle el altri frutti". Sul cammino per Temi
annota: "Da Spoleto adunque camminando lungo la
via Flaminia entrasi nella Valle di Strettura
tutta sassosa, posta tra altissime rupi. Nel
cui fine vicino a Terno, da 4 miglia ritrovasi
salve di olivi, con vigne et altri fruttiferi
alberi".
La
Valnerina: "Produce altresì detto paese
(o sia di piano, o de" colli) buoni, et
saporiti frutti con vino di ogni maniera, cioè
vernacce, moscatelli austeri, et mediocri, con
grande abbondanza d'olio".
Le terre
di Castel
Todino e
di Sangemini
; "E' il
circostante paese molto bello, et vago da
vedere, che sono tutti colli pieni di viti,
oliva, fichi, et d'altri frutti".
Amelia
infine:
"Ha buono et fertile territorio, posto sopra
gli ameni colli, ornati di viti et di
fruttiferi alberi,
et si cava grano, vino, olio, et altre cose
necessarie per il vivere dei
mortali"
|

| ::CONDIZIONI
AMBIENTALI PARTICOLARMENTE
FAVOREVOLI |
| Gli
ulivi coltivati in Umbria godono, più o meno
tutti, di particolari condizioni climatiche che
consentono una maturazione del frutto, molto
lenta, tale da provocare un tasso di acidità
estremamente contenuto. Particolare importanza
è attribuita ai terreni situati in collina per
lo più in fasce pedemontane: terreni ricchi di
struttura ad elevata permeabilità che lasciano
penetrare agevolmente le radici
dell'ulivo. |
| ::METODI
TRADIZIONALI DI RACCOLTA E
PRODUZIONE |
|
A questi dati
pedoclimatici si deve aggiungere il contributo
apportato dall'uomo. In primo luogo la raccolta
delle olive; non si attende più che l'oliva
pervenga al termine della maturazione naturale:
si è ormai fatta generale la raccomandazione di
raccoglierla quando giunge all'inizio della
maturazione, cioè quando risulta semi-invaiata
e presenta sia il massimo di fruttato che il
minimo di acidità (inizio di novembre). Si è
invece conservata la tradizionalissima
"brucatura", ossia la raccolta manuale, anche
se si sperimentano tecniche per la raccolta
meccanica con procedure atte a evitare danni
alle olive.
Non appena
raccolte, le olive non rimangono a giacere in
attesa che sia completato il raccolto ma
vengono subito inoltrate al frantoio, potendo
così essere lavorate nel massimo della loro
freschezza e integrità.
L'Umbria,
dunque, terra di oli per antonomasia e di extra
vergini decisi, saporiti, che tengono persino
testa ai tartufi neri della Valnerina: la
felice disposizione dell'oliveto umbro (per il
90% cresce nelle fasce collinari e per il 10%
in quelle montane) combinata con le condizioni
del terreno e del clima, fanno sì che circa il
90% dell'intera produzione (80 mila quintali
annui di media) sia, appunto, extra vergine: un
primato non da poco.
Oggi il
successo dell'olio umbro è sotto gli occhi di
tutti. C'è stata, è vero, l'affermazione
dell'alimentazione mediterranea, ma anche la
capacità degli imprenditori umbri di entrare
con decisione sul nuovo mercato che cominciava
a profilarsi e a dominarlo. Oggi il 60%
dell'olio regionale è venduto in eleganti
bottiglie o comunque in recipienti sigillati
non superiori a cinque chili; il restante40% è
autoconsumato.
|
|
|